Dipingere come Leonardo
Un giorno giunse a casa mia un libro un po’ particolare. Era un estratto biografico della vita di tale Leonardo da Vinci, colmo di illustrazioni affascinanti e bellissime. C’era un piccolo problema: era scritto in olandese e, sebbene a otto anni fossi intelligente, non lo ero abbastanza da diventare un traduttore universale vivente. Questo mi spinse a concentrarmi sull’unica cosa comprensibile del libro: la scrittura speculare di Leonardo.
Il che è tutto dire!
C’erano i suoi dipinti, ricchi di quell’atmosfera spesso onirica come nella Gioconda o nella Vergine delle Rocce
, oppure quella ancor più misteriosa del San Giovanni Battista
. C’erano i suoi schizzi di paesaggi, che io tentavo in tutti i modi di riprodurre con qualche scarso successo. C’erano i suoi studi scientifici che in assoluto erano ciò che più mi attraeva verso quella pubblicazione. Ricordo che studiai pagina per pagina quel libro per me divenuto fondamentale per comprendere i misteri del mondo. Ebbene sì, per me quel libro in olandese è divenuto più importante di molti libri in italiano che c’erano a casa (dotata di una ricchissima biblioteca). Misteri della vita!
Fu lì (e dall’osservazione del solito fratello di cui ormai non vi dico più il nome…) che nacque la mia passione per la pittura. La tentai, soprattutto nei primi anni della giovinezza, con qualche pallido successo. Arrivai perfino a dipingere con i colori a olio lo stemma nobiliare della mia famiglia (e chissà che fine ha fatto ormai). Però ci presi mano col disegno, sogno che finora non mi ha mai abbandonato.
Tuttavia, il fatto più importante è che attraverso Leonardo da Vinci è entrata in me la passione per l’arte e la cultura classica. Da lì in poi scopersi i più grandi pittori che l’umanità abbia mai avuto, scopersi che l’arte era attorno a ogni italiano e che io stesso potevo ammirarla ovunque ed emularla. Le mie nozioni geografiche e l’invenzione di città da distruggere si arricchirono di monumenti classici e bellissimi. Poco alla volta cominciai a interessarmi alla storia che girava attorno agli artisti e a quelle costruzioni che tanto colpivano il mio spirito e quindi divenni un appassionato perfino della storia. E si sa, dalla storia alla leggenda il passo è breve.
Penso che buona parte del mondo che ho inventato non possa prescindere dalla cultura classica. Senza di essa Stedon non esisterebbe. Senza la conoscenza di città quali Atene, Roma e Firenze, Grodestà non avrebbe mai visto la luce, la Capitale del Regno, la città monumentale per eccellenza. Il fatto di aver inventato perfino gli stili artistici, architettonici e letterari sviluppatisi nell’arco di 5000 anni in un mondo immaginario rasenta la pazz… ehm, rasenta il limite di ciò che può suscitare la conoscenza del mondo classico e l’esempio degli antichi.
Davvero quel libro in olandese, come la siepe di Leopardi, ha spinto la mia immaginazione e la fantasia verso un mare in cui al momento non sono ancora naufragato.
Dato tecnico preliminare: qualcuno - in una recente presentazione - ipotizzò che tra me e la tecnologia non corra buon sangue (ovviamente non posso dire chi ha azzardato una simile castroneria, d'accordo è stato Moloch). Fatto sta, che quando cercavo di parlare partiva sempre un video che si fermava tre secondi dopo (apposta lo faceva...) oppure scattava la musica/colonna sonora di Antonia. Ma al quarto tentativo sono riuscito a dire la mia. E tutti risero...
- ebbene sì, nemmeno lui è solo un'entità internetiana - e lo potete vedere nella foto qui accanto. Non lasciatevi spaventare dalla risata sadica di Antonia; in fondo è una buona ragazza. Saryo forse stava pensando: questo è un provino per la mia vera prima foto da esordiente!
Prima di salutarvi, una foto ricordo. Dico: siamo o non siamo i più belli del Reame?Gesso, balsa e colla. Ed ecco il nuovo Lucas!
L’ho sempre ammesso: tra i miei miti di gioventù (e non solo) c’è George Lucas, che nell’immaginazione di bambino ha sempre significato solo una cosa, la saga di Star Wars. Ok, poi ho scoperto che nel suo carnet c’era anche Howard e il destino del mondo, ma quello è tutto un altro paio di maniche.
La cosa che mi colpì di più di Guerre Stellari fu, ovviamente, gli effetti
speciali. Ma non tanto il fatto che fossero strabilianti, quanto il loro aspetto nascosto: scoprire nei quaderni segreti di mio fratello Enrico interi articoli che parlavano del modo in cui i geni della nascente ILM[1] creavano gli incrociatori stellari, la Morte Nera oppure il pianeta di ghiaccio era per me una possibilità di dar vita a quel che io avevo in sogni e desideri. Per questo motivo da piccolo mi cimentavo spesso con modellini e diorami, con risultati non sempre troppo positivi, immaginando poi che sarebbe arrivato il momento in cui avrei girato il mio primo film fantastico. E ovviamente sarebbe stato un successo!
Indubbiamente gli effetti speciali odierni – sempre nati dalle stanze della ILM – sono incredibili, e la ditta di Lucas è in grado di raggiungere una perfezione tale che difficilmente altri dreammakers possono avvicinarvisi. Tuttavia volete mettere col fascino esercitato da plastici reali, diorami in gesso e modellini in scala? Non è un caso che Jackson abbia utilizzato (con la sua Weta) proprio una simile modalità per dare profondità e realismo alla sua versione del Signore degli Anelli, e che lo stesso Spielberg sia tornato, con Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, ai caldi metodi tradizionali. La scena della battaglia iniziale di Episodio III: la vendetta dei Sith sul pianeta capitale Coruscant è qualcosa di mai visto e lo rimarrà a lungo! Però nel mio cuore vibrano ancora le emozioni vissute quando per la prima volta vidi degli elefanti meccanici sul pianeta di ghiaccio del V episodio, dove plastica e gesso davano una nota di caldo realismo. Forse si tratta proprio di questo: caldo e freddo.
I miei ricordi di infanzia sono abitati da molti modelli in plastica: ricordo un galeone riuscitomi piuttosto bene, che uno dei miei fratelli non esitò a distruggere facendolo cadere dal mobiletto sul quale l’avevo posto; ricordo aerei sui quali studiavo i vari effetti di sporco e di metallo consunto; plastici di vario tipo, ricalcati su quelli (meravigliosi) che il mio disegnatore preferito (cioè mio fratello Enrico) faceva della Luna e di Marte e che poi, per quanto ingombranti erano, non potevano che stare in soffitta. Ricordo le astronavi che costruivamo sfruttando la stessa tecnica che Lucas e i suoi usavano per il Millennium Falcon o per l’incrociatore (cioè assemblare in vario modo parti realmente esistenti di navi e aerei).
Insomma, si trattava di qualcosa di tangibile e solido. Vedere qualcosa in miniatura mi dava un’euforia e un brivido che difficilmente altre cose mi hanno comunicato. Uno dei sogni di bambino, che probabilmente Gardaland sarà in grado di realizzare prossimamente, era di andare a Legoland e vedere il mondo in miniatura! Per di più, lì sì che si sarebbe potuto organizzare un fantastico terremoto…
Ho parlato di odori e di materiali. Uno degli odori dell’infanzia è quello del proiettore Super8 del mio solito idolatrato fratello (d’altronde, possedeva così tanti tesori!) mentre proiettava la pellicola di Guerre Stellari – Una nuova speranza. Si trattava di un riassunto del riassunto, qualcosa come 10 minuti totali. Ma tutto il rituale di entrare nella sua stanza, abbassare le serrande per far buio, posizionare il proiettore e inserire la pellicola, il fascio di luce che riscaldava la polvere sfiatata dalla presa d’aria e, infine

ecco, tutto questo ha lasciato una traccia indelebile dentro di me.
A distanza di pochi anni, quando avrei cominciato a vergare qualche foglio in cerca di una storia interessante, fu anche per ricreare su carta qualcuna di queste emozioni.
[1] Industrial Light & Magic, l’industria degli effetti speciali innovativi fondata e sviluppata da George Lucas, che tanto ha modificato del modo di concepire l’immagine fantastica sullo schermo.
Mio padre, che prima di diventare giudice era ispettore di dogana, per un periodo sufficientemente lungo della mia vita (ma breve in termini di mesi) ebbe un’usanza per me decisamente carica di conseguenze: portava a casa e mi regalava dei libri rilegati con copertina di cartone e tela, grandi quanto un’enciclopedia, ma composti da fogli interamente bianchi. A volte le pagine erano di carta ruvida, altre volte si trattava di lussuosissimi tomi dalle pagine di carta patinata.
Ricordo molto chiaramente che la mia curiosità di bambino (che grazie a Dio conservo tuttora) aveva messo da parte un buon magazzino di idee alle quali attingere per costruire dei parchi di divertimento. Proprio così, avete letto bene.
A quel tempo – stiamo parlando grosso modo del ’77 o del ’78 – Gardaland aveva aperto da poco ma ho una fotografia che mi ritrae con mio fratello Fabio davanti a una delle giostre del parco divertimenti. Quella foto è come un estratto del luogo in cui è nata la mia fantasia. Avete idea di cosa possa significare per un bambino di cinque o sei anni trovarsi in un mondo fantastico che puoi vedere e toccare con mano?
Allora nacque in me l’idea molto chiara di dare corpo alle mie fantasie, se non altro riportando su carta la piantina di un mondo di mia invenzione. In effetti, una delle cose che mi colpiva di più a quel tempo era la cartina topografica del parco, per me vera e propria mappa del tesoro. Quando ricevetti quel libro tutto bianco e da riempire di ciò che mi dettava l’immaginazione, preparai subito il tracciato di quello che sarebbe stato il mio mondo fantastico in cui poter mettere ogni sorta di fantasticheria.
Capite perché quando Spielberg se ne venne fuori con Jurassik Park, spiegando che “ho provato a immaginare un parco dei divertimenti costruito su un’isola in cui le attrazioni sono dinosauri, ma dinosauri veri!”, io mi sentii defraudato della mia idea e urlai: “Ehi, Steven! Torna da E.T.!”
Quest’idea di creare Gardaland in me è ancora così forte che quando ho creato il mondo di Stedon per Storia di Geshwa Olers, l’ho pensato proprio come un parco dei divertimenti in cui ci sono varie zone con determinate attrazioni. Ovviamente il tutto è stato rielaborato per adattarlo a un romanzo destinato a gente matura, ma non vi nascondo che quanto sto completando per il terzo volume (un’intera foresta racchiusa tra montagne all’interno della quale ci sono vari tipi di attrazioni!) è ciò che di più vicino c’è a quei sogni di bambino.
Probabilmente non ce n’è bisogno perché credo di essere stato già molto chiaro, ma vorrei fare un altro esempio di ciò che intendo per creare Gardaland.
Avete mai visto un bambino giocare con i mattoncini Lego? Se sì e se questo bambino è un vostro parente, sicuramente sarà venuto da voi con una macchina costruita coi mattoncini, o vi avrà chiamato per farvi vedere la torre che ha costruito.
Anche io avevo i mattoncini Lego. E mi piacevano un sacco!
Ricordo che mi piaceva costruire New York, nei miei sogni fatta solo di Manhattan e di Queens, con tanti grattacieli e un lungo ponte di Brooklin, fatto con una lunga stecca da disegno di mio fratello disegnatore (che tuttora possiede e che per me rappresenta una sorta di cimelio dell’età dell’oro). Però non chiamavo nessuno per far vedere l’enorme città che avevo costruito.
Perché di lì a poco sarebbe arrivato il peggior terremoto di sempre in cui tutto veniva distrutto. Ogni grattacielo e perfino il ponte più bello del mondo.
Ecco, per me la cosa fondamentale non era costruire quella città e poi farla vedere a qualcuno per sentirmi dire: che bravo! Ma era arrivare al momento clou della distruzione. Lì c’era una storia terribile da raccontare, fatta di eventi inaspettati e di grandi sorprese.
Tutto questo è confluito nel romanzo e non solo. Ogni cosa che scrivo sembra essere modellata su questo modello di una Gardaland da creare e poi da raccontare.
Da dove nasce la fantasia e come si sviluppa? Perché milioni di persone tentano di dar vita a ciò che immaginano e sognano fin da quando sono piccoli e in che modo avviene che questi sogni trovino una strada per diventare romanzi, film, pitture o fumetti? Sarei un presuntuoso se volessi dare una risposta a queste domande. Tuttavia, penso di poter rispondere per lo meno a un’altra domanda.
Da dove nasce la mia fantasia e la mia passione per la scrittura? Credo di poterlo dire, se non altro perché mi riguarda. Spero che, spiegando qualcosa che mi appartiene e che si trova sepolto nell’età dell’oro della nostra vita, l’infanzia, possa essere d’aiuto anche a chi legge.
L’ispirazione per questa considerazione è nata dalla lettura de L’ultima lezione – La vita spiegata da un uomo che muore di Randy Pausch, un informatico che lavora alla Carnegie Mellon e che, scoperto di avere dieci metastasi tumorali al pancreas, ha deciso di lasciare un testamento. Lo ha fatto tramite un’ultima lezione tenuta presso la sua Università e che è possibile visionare su You Tube a quest’indirizzo, e dando alle stampe una breve spiegazione di come egli abbia capito che ciò che lo rende unico in mezzo a tutti gli altri è che è riuscito a realizzare quasi tutti i suoi sogni d’infanzia. Si è preso, dunque, la briga di provare a indicare una via perché anche i suoi ascoltatori o lettori siano in grado di farlo.
Ecco; mosso da quest’uomo – che credo rimarrà per sempre un punto di riferimento fenomenale e un esempio vivente (ebbene sì, vivente!) di Cristiano – ho percepito un movimento interiore e personale che mi ha spinto a domandarmi il perché io scrivessi. E credo che, in effetti, il bisogno di realizzare i miei sogni d’infanzia sia la risposta migliore. Proverò a spiegarmi meglio.
Allora ho fatto il procedimento all’inverso e sono partito dal punto in cui è nata ciò che più contraddistingue quel che scrivo: la fantasia e, come conseguenza, la tipologia di fantasia utilizzata.
In ordine sparso sono:
- costruire un parco divertimenti come Gardaland
- realizzare il plastico di un paesaggio e farne un film
- diventare un pittore come Leonardo da Vinci
- vedere i fantasmi o perlomeno essere Dracula
- essere Gesù.
Ora, potete vedere già a una rapida occhiata che c’è una caratteristica comune a tutti questi sogni: la modestia. Però valutateli con benevolenza: i sogni di un bambino sono sempre tremendamente immodesti!
Inoltre potete notare una seconda cosa: l’apparente conflittualità di alcuni di questi sogni. Per esempio: come si mette assieme il desiderio di essere Dracula col desiderio di essere Gesù? Eppure immagino che ci sia una spiegazione. Tenterò di scoprirla analizzando uno per uno questi sogni e il modo in cui sono divenuti per me realtà.
Non preoccupatevi: non avete di fronte un megalomane o un pazzo. Non vado in giro raccontando che Gardaland, in realtà, l’ho inventata io; e di notte non mi trasformo nemmeno nel principe dei vampiri (riguardo al vedere i fantasmi, purtroppo, non posso essere altrettanto rassicurante…).
Ma soprattutto, credetemi, non credo di essere Gesù!
Nel prossimo intervento – credo abbastanza “prossimo” da non far dimenticare questo – affronterò il primo di questi sogni. Costruire Gardaland.
Come avrete capito ci troviamo in presenza di una "assurda scommessa". Dopo il successo sbalorditivo della prima edizione, torna a grande richiesta il concorso dal sapore di sfida.
il 20 Aprile 2008 si apre ufficialmente la seconda edizione del concorso letterario

Quest'anno, oltre ai soliti folli del Blog del Caffè e della Tana del Drago Fumante l'iniziativa raccoglie la prestigiosissima partecipazione della Edizioni Domino che ai primi classificati e menzioni d'onore, offre l'opportunità di pubblicazione sull'antologia omonima al concorso, la cui uscita è prevista per il 21 Settembre 2008, in occasione di Bardica 2008.
Le novità però non coinvolgono solo gli autori che si contenderanno l'edizione 2008, perché l'antologia accoglierà anche i racconti vincitori e menzionati dell'anno 2007 come ulteriore tributo al loro talento.
Dunque, madame e messeri, la sfida c'è e coinvolge tutto il mondo dei sognatori che amano scrivere e raccontare.
Il concorso è aperto a racconti brevi con ambientazione Fantasy, Dark Fantasy o inerenti a tema fiabesco e fantastico in genere.
www.latanadeldragofumante.it/500gocce/home500.html
Sul link sopra citato ci sono tutti i dettagli per la partecipazione al concorso che è totalmente GRATUITO.
Le date importanti sono le seguenti:
20 aprile: apertura del concorso;
30 giugno: ultimo giorno per l'invio dei racconti;
21 settembre: premiazione presso "La Tana del Drago Fumante", durante il grandioso evento "Bardica 2008", di cui presto avrete maggiori dettagli.
Allora, ancora una volta... fuori le penne, intingere eeeeee... scoccare! Ops... Scrivere!
Da oggi la rivista on-line Orient-Express di Bruno Zaffoni non esiste più.
Vi chiederete cosa c'entri questa locandina con Geshwa Olers...
In data odierna è uscito il numero di aprile-maggio della rivista di spettacoli, arte, cultura e tempo libero VERONA time, sulla quale è possibile leggere un articolo scritto da Alessandra Rossi riguardante il mondo di Stedon e la colonna sonora del primo volume di Storia di Geshwa Olers.
In questi ultimi tempi sto rinnovando il sito di Realtà di Stedon. Contenitore di tutti i materiali riguardanti il mondo di Geshwa Olers, Realtà di Stedon si presenta ora con una grafica semplice e lineare.