Un racconto sotto forma di lettera? Perché no. Ispiratomi dal corso di don Marco Campedelli (ottimo e innovativo sacerdote che racconta Gesù con l'uso delle marionette), ho scritto questa lettera. Quanti modi ci sono per raccontare la storia di Gesù? Credo molti. E' interessante variare, perché si offre la possibilità di avvicinare la narrazione evangelica da lati insospettati.
Questo è solo il primo di una serie di racconti.
* * * * *
Cara Maria,
un giorno di questi verrò a trovarti a Màgdala: forse è l'unica maniera per farmi raccontare, per filo e per segno, come ti sei sentita quando pensavi che lo avessero portato via. Il suo corpo, il corpo tanto amato del nostro Signore. Nel frattempo, perdonami. Ti dico io quello che è capitato dentro me al solo sentire i pochi cenni tuoi al riguardo.
Ti ricordi quando Pietro insisteva, quella mattina, straparlando come un invasato: “è così, ve l'assicuro. È risorto! È risorto!”? In quel momento ho sentito una pietra scendermi dalla gola, farsi tutto il tragitto fino allo stomaco e poi girare faticosamente, grattando e raspando dentro l'intestino. Bene! Quella pietra ce l'ho ancora lì, ferma, e mi pesa senza riuscire a restituirla alla terra.
Quando mi hai detto di aver cercato il corpo del Signore e pensavi che lo avessero rubato, e invece era davanti ai tuoi occhi (ma forse quella mattina dovevi lavarteli di più, quegli occhi bruni e caldi), ebbene, io ti ho invidiato. Sì, perché per lo meno tu e Pietro l'avete visto.
Io no!
Non ero lì con te, non ero con Pietro e Giovanni. Non c'ero nemmeno quando è apparso agli altri... e questo mi lascia vuoto d'amore. Ogni volta che ci penso ho un brivido di freddo che sembra volermi staccare la pelle dalla schiena. Forse quella pietra che sento dentro è il cuore che, da solo, non è più capace di battere e di nutrire il mio corpo.
Forse è ora di cambiare. Forse è ora che anche io lo veda di persona.
Ti mando un abbraccio, nell'attesa di rivederti e raccontarci i bei giorni che furono.
Tuo Tommaso

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Già, alla fine tutto è stato diverso da come avevo immaginato. Ovviamente in meglio. La conferenza che avevo scritto - e di cui posterò a breve il testo sul sito Realtà di Stedon - constava di un inizio, di uno svolgimento e di alcune conclusioni. Invece la simpatia di Cesare Catà e la semplicità di Simone Regazzoni hanno permesso che il tutto si svolgesse secondo la modalità più istintiva e naturale: un dialogo, molto profondo e capace di far pensare (visti gli interventi del pubblico, tutti molto sentiti e, per certi versi, "drammatici").
Dovevo parlare di Bauman, Ricoeur, Brambilla. E' stato fatto, seppur riducendoli ai minimi termini, per scavare nelle possibilità che la letteratura fantastica presenta all'uomo d'oggi di ricostruire la propria identità. Un uomo diviso, l'uomo d'oggi. Un essere che non è più capace di formarsi alla luce di ideali ritenuti assoluti. In più punti della conferenza il risultato è stato di indicare nella letteratura fantastica una chiave di svolta per aprire gli occhi di fronte alla realtà dell'uomo. Già, perché sembra un paradosso, ma la "fantasia", se ben fondata e consolidata sul "vero", è in grado di aprire delle finestre che permettono di guardare lontano.
Cesare Catà, assessore alla cultura di Porto San Giorgio e studioso egli stesso delle tradizioni fantastiche locali, ha condotto con grande maestria l'incontro, traducendo in contemporanea quanto dicevamo (e vi assicuro che non era nulla di facile) per gli studenti di una scuola di Toronto, Canada, partecipanti con buona volontà.
Verso le ore 10:30 di stamane domenica 1° Novembre 2009, Solennità di Ognissanti, P. Gianluigi Pasquale, Cappuccino, Preside dello Studio Teologico affiliato “Laurentianum” di Venezia e Professore di Teologia presso la Pontificia Università Lateranense in Roma, ha dato l’ultimo conforto spirituale, attraverso la preghiera cristiana e i sacramenti, ad Alda Merini, che lo aveva “chiamato” a Milano proprio oggi, per affidargli la “Prefazione” a un suo prossimo libro di poesie su Padre Pio previsto in uscita. Forse Alda Merini aveva intuito che sarebbe stato oggi il suo ultimo tramonto. Ma, certo, non se lo poteva immaginare P. Gianluigi. Arrivato da Venezia a Milano molto presto al mattino, P. Gianluigi è stato accompagnato all’Ospedale “San Paolo” dall’Editore Giuliano Grittini, dove ha trovato anche un altro Editore, Giuseppe Angelillo D’Ambrosio, altro grande amico di Alda, che, nonostante i suoi cinque figli, aveva trascorso l’intera notte precedente in veglia con la famosa poetessa, per non lasciarla sola. Impossibile descrivere a parole l’incontro tra il frate Cappuccino P. Gianluigi e Alda, che, prima, non si erano mai conosciuti, se non attraverso i rispettivi libri. Alda ha ricevuto, su richiesta, una benedizione con l’imposizione e delle mani sulla testa, mentre ha desiderato fare l’ultima foto della sua vita con un quadro di Padre Pio, al quale era molto devota. Queste ultime foto sono in possesso ora del Sign. Giuliano Grittini. Recitata un’“Ave Maria” assieme a Giuliano, Giuseppe e P. Gianluigi nella cameretta dell’ospedale, Alda, come suo ultimo gesto, ha voluto stringere nel palmo della propria mano una reliquia dello Stigmatizzato del Gargano, molto sgualcita, ma autentica, che possedeva fin da fanciulla. Pio ha detto alcune parole, privatamente, soltanto a P. Gianluigi. Il quale, poi, ha riferito che Alda aveva esclamato “Ah, sì” sentendo il nome di Padre Pio, che P. Gianluigi aveva menzionato per spiegare il suo arrivo all’ospedale. Certamente, Alda ha parlato con quei suoi occhi verdi e penetranti a P. Gianluigi, piuttosto che a parole, come P. Gianluigi stesso ha riconosciuto, affermando di essersi “sentito penetrare nell’anima da quello sguardo”.
Alda, anche in questo ultimo suo giorno di vita terrena, si era fatta mettere lo smalto rosso alle unghie. Nel comodino aveva ancora un pacchetto di sigarette “Lido”. Ma rimane il mistero di come sia riuscita a “chiamare” un confratello di Padre Pio, un Cappuccino, a Milano. Nemmeno l’interessato lo sa. Forse lo si capirà nel futuro perché lo spirito di Alda Merini, non può morire, come quello di nessun altro che si affida a Dio: Tanto meno le sue poesie, ora patrimonio dell’umanità per sempre. Grazie Alda: Tu hai parlato di Te e di Dio anche con gli occhi.
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